IC FIDENAE

La Forza delle Parole

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Anche quest’anno il nostro Istituto, nell’ambito del progetto Cittadinanza attiva, ha avuto il privilegio e l’onore di accogliere Don Antonio Coluccia, prete sotto scorta per il suo impegno contro la mafia, fondatore dell’Opera Don Giustino Onlus.

Don Antonio è diventato sacerdote all’età di 21 anni, dopo aver avuto una vita simile a quella di tanti altri ragazzi, trascorsa fra gli amici, una fidanzata, la scuola…  Poi, nel 2000, il sacerdozio.

Nel 2012 è riuscito ad ottenere l’utilizzo di un bene confiscato alla mafia, nella zona di Grottarossa, qui a Roma; oggi nella casa accoglie non solo ragazzi che vogliono uscire dalla spirale della tossicodipendenza, ma chiunque bussi alla sua porta perché in difficoltà.

Don Antonio vive una vita in parte “blindata” e dice, ad un’assemblea di ragazzi attenti e particolarmente silenziosi, che ritiene questa condizione un fallimento della democrazia.

Un Paese democratico dovrebbe infatti innanzitutto sentirsi comunità e in una comunità dovrebbe essere chiaro che tutti contribuiscono alla costruzione del bene comune, che tutti siamo responsabili e attivi nella costruzione di una società più giusta, uniti contro il sopruso e la prevaricazione

Vi chiedo, ragazzi, di credere nella forza delle parole, strumenti capaci di costruire ponti.”

Quando Don Coluccia si è trasferito e ha aperto la casa di accoglienza in Via della Giustiniana, ci racconta che i proprietari delle ville vicine non l’hanno presa bene.  In particolare si ricorda di una persona che gli chiese: “Tu sei il prete dei delinquenti?”, quasi a volergli far capire che la sua presenza insieme a quella dei ragazzi non era affatto gradita nel quartiere.

Rimaniamo colpiti, però, dalla riflessione che don Antonio fece successivamente alla domanda che gli venne posta: “Perché, fino a quando hanno avuto i boss della mafia come vicini di casa, queste stesse persone che oggi mi rifiutano, non hanno parlato? Perché nessuno non si è mai sentito infastidito dalla presenza dei mafiosi a pochi passi da casa? Dov’è finita la nostra idea di cittadinanza? Qual è il patto sociale che oggi tiene unite le nostre comunità?”.

Cita Martin Luther King, don Antonio, per richiamarci ai valori fondamentali di una società che possa davvero essere ritenuta tale: “Non ho paura della cattiveria di malvagi, ma del silenzio degli onesti”.

Il valore della parola…

Più aumenta la parola, più riusciremo a delegittimare il potere della mafia, alimentato di fatto dalla nostra indifferenza e dalla nostra omertà.

Don Antonio ha presentato ai ragazzi alcuni ospiti della sua casa di accoglienza che coraggiosamente hanno raccontato le loro esperienze.

Giovani tredicenni sono caduti nella trappola della droga; fra loro c’è Marco, che, dopo avere cominciato a far uso di sostanze stupefacenti, avendo bisogno sempre di maggiore quantità di denaro, passa allo spaccio. Da quel momento la sua vita perde di senso, nulla sembra più contare.

Oggi Marco vive insieme ad altri ragazzi nella casa dedicata a Don Giustino e ci dice:

Finalmente ho cominciato ad apprezzare le piccole cose… Qualche giorno fa mi sono accorto di essere felice, solo perché andavo a comprare delle piante, ma ciò che ho pensato mentre mi recavo nel negozio è che mi trovavo sotto quegli stessi portici che mi avevano visto per tanti anni risucchiato da una promessa di felicità che di certo la droga non ha mantenuto. La droga è un inganno, una trappola a cui, ragazzi, non dovete mai dare il vostro consenso”.

La mattinata si è chiusa con la promessa di un nuovo intervento di don Antonio nel nostro Istituto, perché la scuola resta secondo lui e tutti noi, il luogo privilegiato per aiutare i nostri ragazzi ad essere persone consapevoli e fare in modo che lo “Stato non fallisca”.

Prof.ssa Lorena Rughetti