IC FIDENAE

Caro diario…

16 febbraio 2017

Caro diario,

vorrei raccontarti oggi quanto è accaduto a scuola, perché ho vissuto momenti indimenticabili che non scorderò facilmente e che hanno avuto un significato grande  per me, e,  non vorrei sbagliarmi, anche per i miei compagni.

Le prime due ore di scuola si sono svolte normalmente, prima un’ora di scienze e poi il potenziamento di letteratura… Tutto proprio come ogni mercoledì.

Alla terza ora, dopo aver fatto ricreazione, siamo scesi in palestra, una palestra che si è messa a festa, tutta “allestita” per l’occasione. Eh  si, serviva proprio,  diario, darsi un tono,  perché è venuto a trovarci Don Antonio Coluccia, un sacerdote che oggi vive in una villa sequestrata alla banda della Magliana. Qui vengono ospitate persone che hanno avuto grandi difficoltà a causa del loro ingresso nel mondo della criminalità organizzata e che sono aiutate  proprio da don Antonio a ritrovare la “strada”, a riprendere in mano il timone, ora da protagoniste della loro vita.

Don Antonio mi ha fatto proprio una buona impressione. Si è dimostrato molto contento di venire a trovarci e di rispondere alle nostre domande. Noi, poi, non ci riconoscevamo! Eravamo stranamente tranquilli e molto silenziosi. Don Antonio non era da solo, con lui tre “giovani”:  E. di 17 anni, A. di  32 e A. di 62 anni! Ognuno ha raccontato la sua storia e sono rimasta impressionata, moltissimo impressionata.

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Il “giovane” di 62 anni ha usato parole che sono arrivate direttamente al cuore, fino a farmi uscire le lacrime. A. ha prima di tutto sofferto tantissimo e poi fatto soffrire. Figlio di una ragazza madre, da piccolo è stato messo in collegio. Cresciuto è stato iscritto alla scuola media,  ma a casa non c’erano i soldi nemmeno per comprare i libri. Finalmente la mamma con i sacrifici del lavoro comincia ad acquistare i primi libri, ma un compagno di classe non sa cosa significhi per lui quel testo e glielo scarabocchia.  A. reagisce con violenza, perché la violenza è l’unico linguaggio che ha imparato.  A 18 anni il primo arresto e poi è un’escalation di reati. Entrando e uscendo di galera riesce comunque ad avere 2 figli e 4 nipoti, si, hai capito bene, è nonno!

Sarà proprio uno dei suoi nipoti  a cambiargli la vita con una semplice domanda. Incontrandolo per la strada impegnato sempre nei suoi loschi giri, il nipote  gli si avvicina e gli chiede: “Nonno, ma tu che ce sta a fa qui?”.

 Sono le sue parole che risuonano dentro e che lo porteranno a cambiare vita, a cercare se stesso. “Oggi, io sono LIBERO, più di quando avevo macchine e soldi in tasca. Per fare il delinquente non è necessario essere forti, per fare il cittadino, sì…”

E. ci ha spiegato come per lui i sacrifici della madre, gli sforzi inauditi che faceva per sottrarlo al consumo di sostanze stupefacenti, siano stati la prova di un amore che può fare  qualsiasi cosa, rompere qualsiasi  laccio che ci rende schiavi.

Per A. di Napoli è stata la nascita della nipotina a suscitargli il dubbio che la vita che stava facendo nell’organizzazione criminale non fosse più VITA.  Non è stato facile per lui , infatti, dopo che si è allontanato dal crimine,  la sua famiglia ha subito un tentativo di estorsione e la mamma è andata da carabinieri e ha denunciato tutti… “La cocaina ti mette il guinzaglio e ti porta dove vuole lei, vivere da fulminato, no, non ne vale la pena.”

 Alcune persone dicono che don Antonio sia un infame , ma secondo me lui ha fatto la cosa giusta. Sono molto contenta che nel mondo ci siano persone che la pensano come lui e che vogliono aiutare chi è in difficoltà, questo mi dà coraggio, abbiamo ancora degli eroi intorno a noi!

Bè, vedi diario, io penso che  noi ogni giorno facciamo delle scelte perché siamo liberi, però dovremmo capire che questo grande dono che abbiamo, la libertà, può essere anche la nostra rovina: siamo sempre ad un crocevia e chiamati a scegliere continuamente  fra il bene e il male.

Ora ti devo lasciare, diario, sento mamma che mi dice di spegnere la luce, domani ci sarà un altro giorno di scuola, ma  questa sera mi addormento contenta.

un’alunna della Terza A

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